Dai registri della parrocchia di San Lorenzo di
Livorno Piemonte oggi Livorno Ferraris si legge:
"Oggi addì 30 ottobre 1847 alle ore 10.00 di
sera è nato Galileo Giuseppe Antonio Ferraris del sig. Ferraris Luigi
fu Innocenzo speziale (Farmacista) e della sig.ra Antonia Messia fu
Giuseppe proprietario."
Galileo, il cui nome a quel tempo era sinonimo di
carattere ribelle, (tale era stato Galileo Galilei) fu battezzato il 31
ottobre alle 6 di sera e i padrini furono Antonio Ferraris e Rosa
Ferraris rispettivamente fratello e sorella del padre.
Trascorse gli anni dell’infanzia a Livorno dove a
soli 8 anni perse la madre morta il 29.1. 1855. Questo lutto lo segnò
per tutta la vita.
Galileo, fin da piccolo mostrò grande interesse per
gli studi e per le scienze in particolare. A tal proposito, vi sono
numerosi aneddoti che lo riguardano.
Si dice che un giorno si presentò su un banco della
IV elementare ed il maestro, stupito, gli chiese come fosse finito lì,
lui rispose che nella sua classe (la prima elementare) si annoiava e non
voleva diventare un asino. In un’altra occasione venne alla luce la
sua vocazione di scienziato: lo zio Antonio fu costretto a costruire un
modellino del campanile per soddisfare la sua curiosità
fisico-campanaria. Quando venne aperta la linea ferroviaria Torino –
Santhià, Galileo andava tutti i giorni alla stazione "per vedere e
gioirsi della potenza della vaporiera".
Galileo si trasferì a Torino presso lo zio Carlo,
che svolgeva la professione di medico e frequentò il Ginnasio e il
Liceo presso l’istituto "San Francesco da Paola".
Ben conscio dei sacrifici che il padre sosteneva per
mantenere agli studi sia lui che il fratello
Adamo (che diventerà
garibaldino e medico personale di Garibaldi) il 20 novembre 1864
scriveva al padre esponendogli un’idea per guadagnare un anno di
studi. Mentre era ancora studente di Liceo nell’anno 1864/65 si
iscrisse come militare al primo anno di Università di Scienze e
Matematica e contemporaneamente si preparò per la maturità liceale.
Ottenutala, sostenne l’esame d’ammissione all’università
e poi dopo alcuni esami del 1° anno , si trovò così iscritto al
2°anno. Esponendo questa idea al padre concluse : "In verità tre
esami in un mese e mezzo sono una cosa che spaventa, ma se vi riuscirono
tante teste quadre, non vi riuscirò io che credo d’essere uno dei
migliori ? "
La prova gli riuscì ottenendo una votazione di
130/160 egli dichiarò che il voto non era bellissimo ma fu il migliore
tra i liceali .
L’anno successivo 1866 sostenne tutti gli esami
ottenendo un punteggio di 30 /30 , solo l’esame di mineralogia
"andò male infatti Galileo giustifica questo insuccesso" 26
/30 scrivendo "voto non brillantissimo , ma molto soddisfacente ove
si tenga conto del modo onde viene dato questo esame . Esso infatti,
consiste nell’indovinare così a prima vista che minerali siano quelli
che ci vengano presentati la qual cosa non è già con lo studio che si
apprende ma con una lunga fatica …". In un’altra lettera al
padre Galileo critica i professori per presunti ( o veri ) torti subiti
informando il genitore che all’esame di chimica ha ottenuto 25 /30 :
"l’esame fu bellissimo , un vero trionfo , e non posso riferire
il meschino esito che abbia malizia dei professori … e sono certo che
, se lo stesso esame io avessi fatto in faccia di professori o più
coscienziosi, o meno lunatici, l’esito sarebbe stato il migliore
desiderabile .
Sempre dagli scritti inviati al padre emergono
particolari a dir poco sconcertanti Galileo comunica di aver sostenuto l’esame
di architettura dalle 8 alle 9, quello di materie legali alle 7.45
quello di costruzione alle 7.30 e quello di mineralogia alle 7 .
A soli 20 anni, ottenne la licenza di maturità
classica all’università di Torino e a 22 anni, il 30 settembre 1869, la
licenza di ingegneria sul tema "delle trasmissioni telodinamiche
di Hirie " che dimostra il suo feroce interesse per il
problema della trasmissione dell’energia a distanza, culminato nella
maturità, nella folgorante scoperta del CAMPO
MAGNETICO ROTANTE.
Il giorno 1/02/1870 diventò assistente del
professore Giovanni Codazza titolare della cattedra di fisica tecnica
presso il Regio Museo industriale di Torino.ma si occupò anche di
incarichi alternativi per arrotondare le sue magre finanze sempre
precarie, infatti il padre Luigi, farmacista con il fratello Antonio,
aveva provveduto al suo mantenimento agli studi per permettere di
raggiungere la laurea sia a lui Galileo che al fratello Adamo
Galileo Ferraris
giovane professore
Di uno di questi incarichi Galileo ne parla al padre
in una lettera del 1873, riferendo di essere stato incaricato dal
Tribunale di Finalborgo in Liguria di fare perizie sui mulini sparsi
sull’ Appennino Ligure.
Lo scienziato racconta di essere sempre stato accolto
molto bene, di aver gradito dell’ospitalità della "Creme"
locale che gli offriva sempre il posto d’onore a tavola ed un discreto
vino da bere.
Galileo sempre molto preciso e sempre attento alle
spese segnò tutte quelle sostenute per il viaggio, albergo, colazioni e
qualche genere di conforto (un paio di vermut, un curacao, un caffè,
mezzo schot di birra, sigari) mance e lustrascarpe, ma alla fine,
rientrato a Torino, i conti non tornano.
Era partito con £291,75 aveva annotato spese per £
69,38 quindi dovevano rimanere £ 222,37 ma ne rimasero £ 222,12 ,non
riusciva a ricordare dove fossero stati spesi i 25 centesimi mancanti.
Come cittadino partecipò attivamente alla vita
sociale di Torino che non era ormai più Capitale e si doveva costruire
un altro ruolo.
Nella vivace Torino, pervasa dalla scapigliatura ebbe
come amici scrittori come Faldella, Canamica e Giacosa, matematici come
Ruffini e musicisti come Mortucci, Scripalli e Toscanini che era
sopportato da Galileo pur essendo definito dalla gente "un
rompiscatole"; e politici come Cartantivo, Nigra braccio destro di
Cavour.
Tra le sue idee politiche ricordiamo che auspicava
per l’Italia unita una soluzione federativa: il futuro dell’Italia
si sarebbe realizzato tramite una Federazione di regioni.
Il 23 gennaio 1871, fu per Galileo un giorno
infausto, in quanto gli giunse la notizia della morte del fratello Adamo
caduto a Digione al seguito di Garibaldi. Per superare il dolore di
questa perdita, si "gettò" nel lavoro e scrisse ad un amico
"io non posso che studiare, non vedo altra consolazione maggiore
fra le desiderabili, che quella di poter applicare le cose studiate, di
creare."
Nel 1877 fu professore di fisica alla scuola di
guerra a Torino. Fu un ottimo insegnante, chiaro e sintetico. Sapeva
parlare e scrivere bene il francese e il tedesco, un po’ meno
dimestichezza aveva con l’inglese. Altro incarico importante ricoprì
nel 1881 in quanto fu delegato del governo al Congresso degli
Elettricisti.
Risale al 1885 la sua invenzione del campo magnetico
rotante, che permise di ottenere il primo motore ad induzione a corrente
alternata. Esso rappresentò un vera e propria rivoluzione nel campo
della tecnica e dell’industria.
Nell’anno scolastico 1887/1888, Galileo istituì a
Torino una SCUOLA DI ELETTRONICA per ingegneri. Tale scuola, la prima
del suo genere in Italia, fu formalmente istituita con decreto reale del
14 novembre 1888 ed ora è conosciuta come il POLITECNICO
facoltà di
ingegneria della città di Torino.
Nel 1889 il Municipio di Francoforte lo chiamò per
studiare l’illuminazione e la distribuzione di energia nella città,
incarico che assolse con onore e nel 1891 la Germania riconobbe il
valore di Galileo.
Nel 1893 Galileo venne nominato vicepresidente del
primo congresso mondiale di elettricità a Chicago dove conobbe Edison
che lo ospitò nella sua abitazione durante tutto il soggiorno
americano. Lo schivo professore piemontese arrivò in America
accompagnato da Camillo Olivetti, il suo assistente, che fonderà l’omonima
fabbrica di Ivrea, nata per produrre i contatori elettrici inventati da
Galileo. Egli venne ancora chiamato a dare opinioni autorevoli in
congressi internazionali per definire le unità di misura dell’elettromagnetismo:
il Watt, il Volt e l’Ampere.
Nel 1896 partecipò al congresso di Ginevra e venne
nominato senatore del Regno d’Italia, non per il suo impegno politico
ma come riconoscimento dei suoi contributi scientifici e dell’alto
prestigio internazionale.
Alla politica però Galileo si avvicinò essendo
stato eletto consigliere comunale di Torino nel 1887, e rivestì tale
carica anche presso il comune di Livorno dal 1895 fino alla sua morte.
Il 1 febbraio Galileo si trovava nel Regio Museo di
Torino, stava tenendo, come al solito, una lezione ma dopo mezz’ora
ebbe un malore e non potendo più continuare disse ai suoi allievi:
"signori, oggi la macchina è guasta!" Fu portato nella sua
abitazione di Via XX settembre, dove rimase per 6 giorni accudito dalla
sorella e qui morì alle ore 17:25 del 7 febbraio 1897 per le
complicazioni di una polmonite, diventata pleurite. Fu sepolto con molti
onori nel cimitero Monumentale a Torino.
Dagli atti dei verbali del Consiglio Comunale di
Livorno si apprende che l’intera popolazione del suo Paese natale
rimase toccata; saputa la notizia della malattia ed in seguito della
morte di Galileo, gli attribuirono alcune onoranze alla memoria.
Gli fu intitolata la principale via del paese, venne
installata nella casa, dove nacque e visse, una lapide commemorativa, fu
eretto un busto, per ricordate alle generazioni future la sua effigie e
fatto più eclatante nel 1925 il comune nativo mutò il proprio nome da
Livorno Piemonte a Livorno Ferraris.
Nel 1931 venne inaugurato a Livorno il Museo
Sacrario il quale fu ristrutturato nel 1998 e collocato
definitivamente in quella che era la sua casa natale oggi Palazzo
Ferraris.
Livorno, nel 1947 centenario della nascita di
Galileo, nel 1975 cinquantenario della titolazione di Livorno Ferraris
ed in ultimo nel 1997 anniversario di nascita e morte volle ricordare il
suo illustre concittadino dedicandogli manifestazioni.
Tutto ciò in memoria di Galileo Ferraris affinché
anche le future generazioni possano ricordare un uomo illustre, schivo,
leale, che per l’Italia aveva fatto tanto.